lunedì 25 luglio 2016

Consuelo Agnesi: architetto con disabilità uditiva, la passione per la musica in Lis e il silenzio come migliore Amico.


Consuelo Agnesi: architetto con disabilità uditiva, la passione per la musica in Lis e il silenzio come migliore Amico.






Architetto con disabilità uditiva, Consuelo Agnesi, progettista e consulente in materia di Accessibilità, eliminazione e superamento delle barriere fisiche e sensoriali con particolare attenzione alle soluzioni che garantiscono la fruibilità del costruito, dei servizi e della comunicazione alle persone sorde. Tra le esperienze maturate annovera il Progetto Leonardo per il quale ha svolto attività di ricerca e progettazione per l'Accessibilità presso il Dipartimento Tecnico dell'Università di Granada.

Socia fondatrice dello studio Architettura STUDIOINMOVIMENTO. Insieme alle colleghe ha realizzato diversi progetti inclusivi tra cui il Parco Slow con la Fondazione Chiaravalle Montessori. Ideatrice del sistema“Accessible Light” che consente di eliminare le barriere di comunicazione all'interno di qualsiasi ambiente, attraverso la traduzione visiva di segnali ed allarmi sonori, agevolando così l'accessibilità e la sicurezza per le persone sorde.

Nel 2014 è stata lanciata la sua evoluzione, “Accessible Light 2”, sempre più universale. Attualmente collabora con enti, istituzioni, associazioni e privati come ricercatrice, docente, consulente e progettista per l'accessibilità. Tra le associazioni in cui svolge ruoli istituzionali vi sono il CERPA Italia Onlus (Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell'Accessibilità - membro del Consiglio Direttivo) e l'Osservatorio sull'Accessibilità (OsA) dell'ENS Onlus (Ente Nazionale Sordi),per il quale partecipa ai tavoli tecnici per l'Accessibilità dei Beni Culturali al MiBACT. Relatrice nell'ambito di convegni nazionali ed internazionali, è autrice di contributi e pubblicazioni tecnico scientifiche in materia, tra cui “Barriere architettoniche e barriere sensoriali” (2009) insieme ad Emanuela Zecchini. Con il percorso di ricerca in materia di sicurezza inclusiva in emergenza e non per le persone sorde, in collaborazione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, partecipa sia ai brainstorming in materia che al XVII World Congress of the World Federation of the Deaf ad Istanbul. Nel 2015 con l'OsA (Osservatorio sull'Accessibilità dell'ENS) vince il Lifebility Award nella categoria Turismo e Beni Culturali con il progetto “M.A.P.S. (Musei e luoghi culturali Accessibili per le Persone Sorde).
Nel 2014 viene lanciata l’evoluzione del sistema da lei ideato che diventa “Accessible Light 2”, sempre più universale. La incontriamo mentre lavora a Matera, per rendere accessibile il Residence “Fra i Sassi”:


- Chi è Consuelo Agnesi? -


“Semplicemente una donna, come tante altre.

Una donna con speranza, sogni, paure.

Una donna che usa la sua ironia per abbattere ogni barriera.

Una donna che nonostante le 3 D (ultimamente ho coniato questa particolare definizione per sintetizzare tutte le difficoltà quotidiane.)segue questo motto nella vita: - Sempre avanti, con testa e cuore.-


- Cosa sono le 3D? –


“Le 3 D corrispondono alle 3 principali discriminazioni: io da donna sorda, libero professionista (architetto) da quando sono entrata nel mondo del lavoro, alla discriminazione quotidiana dell'essere sorda, ho aggiunto altre due D. Quando sono diventata architetto e mi hanno affidato per la prima volta la direzione di un cantiere, per me è stata una grandissima sfida.

Arrivata in cantiere per conoscere gli operai…Mi hanno guardato tutti allibiti e dall'alto al basso. Così ho afferrato, tutto al volo:

1- Hanno visto un architetto (e già lì...se andiamo per luoghi comuni quando ne conosci uno nuovo, i muratori...pregiudizio classico)

2- Hanno visto una Donna (e pure lì, sappiamo quanti pregiudizi...)

3- Hanno visto una Sorda (il colpo fatale...li ho fatti secchi).

Ecco, le 3 D corrispondono a tutti i pregiudizi che ci sono stati nella vita, un modo simpatico per riassumerli...è stata dura far capire loro che ero, anche e semplicemente, una Persona.

All'inizio ero sempre affiancata dalle mie colleghe ma mi arrabbiavo perchè i muratori parlavano solo con loro e chiedevano tutto a loro. Per cui ho preso una misura drastica: ho chiesto alle mie colleghe di lasciarmi andare per un mese da sola in cantiere, così avrebbero dovuto per forza di cose imparare a conferire con me. E così, alla fine sono diventata semplicemente “l'architetto piccolo” (perchè le mie colleghe erano alte).

Un bel passo in avanti!


- Nella cultura sorda oltre al nome comune si ha un segno-nome identificativo delle caratteristiche personali o professionali piuttosto che caratteriali, possiamo conoscere il tuo? –



“Il mio segno nome è un sorriso sugli occhi con una mano, per gli udenti che non conoscono la lingua dei segni, è come se avessi una fascia nera sugli occhi…

Come la tartaruga Ninja”


- Quali le difficoltà che incontri nel tuo lavoro? –


“Di difficoltà quotidiane ne incontro sempre tante, da quando sono libera professionista me ne rendo conto ancora di più. Oltre ai classici pregiudizi, mi rendo conto che i clienti prediligono ancora il telefono come principale mezzo di comunicazione sebbene oggi si abbia la possibilità di una vasta gamma di servizi come la videochat, gli sms, le e-mail. Inoltre, è molto difficile far capire che noi persone sorde possiamo avere risorse da valorizzare, che consentono di far bene il proprio lavoro, di poter essere un vero e proprio professionista alla pari di tanti altri. Possiamo contribuire con la nostra esperienza, oltre che competenza, non so se mi spiego, siamo risorse. Molto spesso veniamo penalizzati da questo punto di vista (me la finisco qui che sennò non mi fermo più)”


- Per questo hai scelto di diventare architetto? -


“Ho scelto di diventare architetto per l'inclusione, consulente e professionista per l'accessibilità: per diventare più forte di coloro che costruiscono barriere.

Per dare la possibilità ad ognuno di noi di avere un mondo sempre più inclusivo, attraverso il mio piccolo ruolo, progettando e creando nuove soluzioni per il benessere ambientale e sociale. La cliente che mi dice da quando ho il tuo progetto in casa, mi sento finalmente autonoma, queste sono le mie vittorie, le mie soddisfazioni. Vedere che riesco a fare qualcosa di buono per gli altri e per una società. Lavoro sempre con passione, forza e determinazione: credo in ciò che faccio.”


- Che cos’è il silenzio per Consuelo Agnesi?-


“Il mio migliore Amico perché il silenzio non mi fa paura, bisogna saper ascoltare veramente. E, a volte, il silenzio aiuta. Quando tolgo la protesi sto in pace col mondo.”


- Cos’è la Musica? –


“Emozione, vibrazione, una forma di espressione e anche di libertà. Difficile questa domanda!Sarà che non ho mai le parole per descriverla davvero, se non quello che percepisco dentro. Ho sempre amato la musica, per un periodo sono stata clarinettista in una banda del mio paese. Poi ho scoperto la musica in Lis grazie ad Antonio Pellegrino, attore sordo Lis Performer italiano e da quel giorno non mi sono più fermata. Insieme abbiamo creato un gruppo che ancora porto avanti e che si chiama Omero Lis Group.”


- Ho imparato nella mia vita che non esiste il disabile ma la persona con disabilità, perché la società crea la non inclusione dell’altro. Cos’è la disabilità per te? –


“Bella domanda!La risposta è proprio come dici tu. La società crea le barriere ovunque. Per questo dico sempre che la disabilità è un’etichetta creata dalla società. Ognuno potrebbe essere con disabilità in qualsiasi momento, perché si trova davanti a qualsiasi ostacolo”


- Come nasce Accessible Light 2? -


“L'ambiente quotidiano è inaccessibile per le persone con disabilità uditiva. Devono vivere in un mondo dove la comunicazione sonora è il canale primario e di conseguenza non riescono a partecipare attivamente o afferrare tutto ciò che non sia visibile ai loro occhi. Oggi, il nostro Paese presenta una realtà sempre più ricca e frammentata relativa alla sordità e la mancanza di informazione non ha contribuito a dare una corretta immagine della persona con disabilità uditiva e delle sue problematiche quotidiane.

In un ambiente, in totale assenza di feedback uditivo, abbiamo insormontabili barriere che si manifestano nella carenza di informazioni visive, accorgimenti e servizi dedicati che mettono a repentaglio la sicurezza e la fruizione in autonomia per le persone con disabilità uditiva,in particolare modo in situazioni di emergenza.

Per questo abbiamo sviluppato Accessible Light, che è stato installato in un albergo ed in diversi appartamenti. Poi è arrivata, finalmente, dopo 3 anni di lunga ed instancabile incubazione, “Accessible Light 2 - beyond the sense”: l'evoluzione e il suo superamento. Grazie ad “Accessible Light 2, che consente di eliminare le barriere di comunicazione all'interno di qualsiasi ambiente, ora è possibile muoversi liberamente all'interno di ogni ambiente, non solo per le persone sorde ma anche per chiunque sia distratto o abbia esigenze particolari. “Accessible Light 2 – Beyond the sense” è un sistema progettato da me in collaborazione con Architettura STUDIOINMOVIMENTO, che consente di tradurre e codificare qualsiasi avviso sonoro attraverso segnalazioni visive, uditive e vibranti, in qualsiasi ambiente pubblico e privato. Tale sistema è utilizzabile anche tramite qualsiasi tipo di dispositivo mobile. Grazie a tale sistema, in linea con i principi di una progettazione inclusiva, è possibile avere una “comunicazione to all”, adatta a tutti, che non discrimina nessuno, anche in caso di emergenza. Un primo passo verso una vera inclusione ambientale e sociale, dove qualsiasi ambiente potrà essere esplorato senza alcuna discriminazione e chiunque potrà essere messo nelle condizioni di poterlo vivere in piena autonomia.”


- Matera Capitale della Cultura Europea 2019: cosa significa secondo la Comunità Sorda quest'evento? -


“Secondo me, Matera potrebbe essere il trampolino per una Cultura Europea a 360°,

se gioca bene le sue carte, lavorando per una cultura sempre più inclusiva, il che significa, in ogni settore, garantire i servizi (Servizio di Interpretariato in LIS/Italiano, Sottotitolazione e qualsiasi modalità di comunicazione che contribuisca ad arrivare ad ognuno di noi).

SassieMurgia, un'attiva associazione culturale materana nel settore, ha realizzato per l'Ente Parco della Murgia Materana, delle videoguide fruibili da tutti grazie alla presenza di guida in LIS, sottotitoli e voce narrante. Tale prodotto è stato creato in collaborazione con un team di professionisti sordi ed udenti coordinato dallo straordinario Carlo di Biase, esperto di accessibilità museale. L'innovazione e l'apporccio inclusivo dato da questo prodotto ha consentito a questo team di vincere nel 2015, l'ambito Premio Smart Communities di SMAU.

Dal punto di vista dell'accoglienza e delle strutture ricettive, Matera si fa avanti con il Residence Fra i Sassi che a breve, sarà una realtà accessibile alle persone con disabilità sensoriale, una delle prime realtà italiane sul territorio nazionale. Se continuano su questa strada, Matera può candidarsi ad essere Eccellenza nella Cultura dell'Accessibilità.



Nadia Lisanti



Francesco La Centra il fotografo- custode delle memorie e dei saperi Terra: la Lucania.

Francesco La Centra  il fotografo- custode delle memorie e dei saperi  Terra: la Lucania.

Nativo di Ferrandina, in provincia di Matera, dove vive, Francesco La Centra è fotografo autodidatta ed espressionista del realismo magico lucano. Lo incontro dopo l’inaugurazione del Museo di Palazzo Arcieri Bitonti “In viaggio in Basilicata” come unico autore dell’esposizione fotografica permanente ivi allocata.

                                                               
Che cos’è la fotografia?
La fotografia è un attimo che rispecchia un momento.
Hai dei maestri cui ti ispiri?
Sì. Franco Pinna di cui mi sono innamorato artisticamente. 
Come nasce l’artista Francesco La Centra?
Da una fotografia di Franco Pinna  che ritrae il funerale di un bambino celebrato proprio nella piazza del mio paese Ferrandina.(MT)

Ritrai il Sud, tra memorie e territori prettamente lucani: da cosa nasce questa scelta?

La mia è una ricerca fotografica per documentare l’autenticità della mia Regione a partire dalle sue tradizioni religiose, antropologiche e magiche. È un passato che esiste ancora e che per me si trova nelle rughe dei volti anziani dei lucani e nei paesaggi lunari della Lucania.

Come incontri i soggetti?

È  un cammino sensoriale che attraversa i paesaggi poetici della mia Lucania, umani e religiosi: le mie modelle sono infatti i novantenni. Colgo nei solchi di una terra gli stessi passaggi di memoria tracciati sui volti  dei vecchi e delle vecchie che incontro nel mio peregrinare.

Preferisci chiamarla Lucania e non Basilicata perché?

Nella parola Lucania vedo l’essenza di questa regione antica, mentre in Basilicata c’è  solo un richiamo politico.

Come è cambiata la Lucania seconde te da Sud e Magia di De Martino ad oggi?

Oggi ci sono solo i ricordi di quelle memorie documentate da De Martino, eccezione  fatta per la Magia Bianca che ancora vive tra le mura di case che sembrano musei e che sono  accessibili grazie ai valori di questa gente.
Non ho bisogno di bussare ad una porta per incontrare l’autenticità di queste persone che mi ricevono con il massimo dell’apertura e con la purezza . Ignorando l’evoluzione tecnologica quando mi aprono  la porta mi chiedono:  – Mò amma scì sopela Rai? – ( Ora andiamo sulla Rai?) e lì io realizzo quanta memoria c’è ancora in queste ultime persone.




Che cos’è la Magia Bianca?

La magia leggera, i riti tradizionali, l’affascino: la pratica con cui solo le donne tuttora esercitano la medicina  antropologica e naturale che appartiene alle memorie di questa Terra.
A me interessa ritrarre l’espressione che nasce sui volti delle donne, che custodiscono questa tradizione magica, questo repertorio di conoscenze arretrate.

Che cos’è il rito del Mal di Sole?

È un affascino che si esprime con una sorta di preghiere magiche il cui effetto è quello di elevare lo stato di malessere, ad esempio un mal di testa, consacrandolo metaforicamente in Resurrezione del Cristo.

Nelle storie che incontri c’è paganesimo e cattolicesimo e un sincretismo magico: cos’è per te la memoria?

La memoria è un passaggio attraverso cui possiamo conoscere noi stessi.



Che rapporto c’è per te tra poesia e fotografia?

La mia Terra è sempre stata povera perché sfruttata. Nelle case di questi anziani trovo il ritratto fedele dei valori della mia terra, ricca di poesia, di semplicità, di autenticità. Terra fertile per i poeti.
Entrare in queste case e scoprire ancora un letto con  i grani di rosarii piuttosto che  imbattersi in una parete con un quadro e su questo quadro ancora immagini sacre, famosi santini, mi ridona quel senso di appartenenza alle mie radici.  
E per me fotografia è documentare.

La tua memoria esistenziale che rintracci nel volto delle donne rugose appartiene ad una Musa Ispiratrice?

Sì, si tratta di mia nonna paterna con la quale ho vissuto un rapporto materno, un ricordo indelebile della mia infanzia.

Nadia Lisanti


Francesco La Centra su loralegale.eu 
Mostra "Il velo di Iside - La natura tra stupore e disincanto” - agosto 2011 Ferrandina (Matera)
- Mostra personale "Territorio e memoria” nella splendida location dei Sassi di Matera “Spazio dell’angelo” presentata dal Pittore Nicola Filazzola e in collaborazione con il maestro Lino Sabino - dicembre 2012
- Mostra collettiva "Profezie miti e visioni - L'arte Lucana e il nuovo tempo” in "Eventi Arte 2012” Palazzo della Provincia di Potenza - dicembre 2012
- Mostra personale “Noi” ospitata dal Circolo ARCI Linea Gotica di Ferrandina (Matera) 2013
- Mostra collettiva Regione Lazio “Fotografare è arte visiva - Sacralità” Torre dei Monaldeschi - Civitella D’Agliano (Viterbo) - marzo/ maggio 2013
- Mostra collettiva itinerante con dodici opere complessive raffigurante “Il Tempio di Hera fra passato e presente” con in patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturari e del Turismo, a Bernalda (Matera) Sala Incontro Metaponto Museo Archeologico - luglio/agosto 2014 (cinque artisti e due di fine Ottocento e con il siciliano Claudio Marchese, la pugliese Gianna Tarantino, il ferrandinese Francesco La Centra)
- Mostra personale presentata da Pasquale Doria e Franco Arminio “Passaggio a sud est - La Lucania in prospettiva” con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturari e del Turismo , ospitata nell’ex Ospedale San Rocco di Matera dall’ architetto Biagio Lafratta. Mostra riconosciuta dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) - febbraio/marzo 2015
- Mostra fotografica personale e documentaria presso il Polo Museale Palazzo Ducale di Tricarico (Matera) curata dalla Dott.ssa Antonella Carbone patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturari e del Turismo “Radici di una identità” - marzo/maggio 2015
- Installazione personale al Jazz.it Collescipoli (Terni) in collaborazione con l’Associazione Culturale Onyx jazz club MATERA - giugno 2015
- Festival Duni 2015 un “matrimonio artistico” tra le immortali musiche di Vivaldi e di Paganini e le suggestive fotografie di Francesco La Centra sulla Lucania rappresentando le quattro stagioni in Lucania. Nella Corte dell’ Ex Ospedale S. Rocco di Matera. Unica manifestazione di questo tipo in Basilicata ad essere riconosciuta di valenza internazionale dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali con contributo del Fondo Unico dello Spettacolo.
- Installazione personale al Festival della Paesologia “La luna e i calanchi” di Aliano (Matera) con il direttore Artistico Franco Arminio - agosto 2015
- Installazione personale nella terza edizione de “Le notti della magia, sulle orme di Ernesto De Martino” organizzata dall’amministrazione comunale di Albano di Lucania (Potenza) - agosto 2015
- Selezionato al contest fotografico biennale di fotografia 2015 “Basilicata travel food experience” Milano Mondadori Megastore, con il GAL Bradanica - settembre 2015.
Pubblicazioni nelle testate giornalistiche
- Corriere della sera - Magazine “Sette” del 18 luglio 2014 Numero 29
- Libro “Il Gezziamoci un festival per il territorio - I messaggi del banditore” N° 2 foto sul banditore Albano di Lucania
- Il Lucano magazine maggio/giugno 2015 Anno XIII Numero 116 - Intervista a cura della giornalista Veronica D’Andrea “Fotografia per tradizione e missione”



  





Grazie a Rosalba Falzone per la stilizzazione del mio volto




L’interprete Lis: un lavoro cerniera per persone che emigrano due volte in Patria.

La storia dei sordi è costellata di esperienze che rimandano continuamente a divisioni, interne ed esterne, filosofiche e scientifiche oltre che costituzionali: da Platone a Sant’Agostino fino ad arrivare al Congresso Internazionale di Milano.
* Il "Congresso Internazionale per il miglioramento della sorte dei Sordomuti", tenutosi a Milano dal 6 all'11 settembre 1880, approvò una risoluzione che esaltando la lingua orale bandiva la lingua dei segni adducendo, come motivazione letterale, “la non dubbia superiorità della parola sul gesto” con l’inevitabile conseguenza dell’affermazione del metodo educativo d’insegnamento incentrato sull’oralismo puro*.
Nonostante la presenza, benché minoritaria, di persone sorde si fosse schierata a favore dell’insegnamento della lingua dei segni all’interno degli Istituti, di fatto l’insegnamento della lingua dei segni venne bandita e così anche gli insegnanti sordi negli Istituti.
A cavallo della chiusura degli Istituti Speciali per Sordomuti si insidiò una profonda frattura tra il mondo dei sordi e quello degli udenti. Ecco perché dalle diverse metodologie applicate  per l’educazione delle persone sorde alle loro storie di figli e figlie, bambini strappati alle famiglie di provenienza, la storia dei sordi è imprescindibile dalla storia della comunicazione visivo-gestuale. Tutto il passaggio intermedio attiene, infatti, ad un passaggio culturale che vede nel riconoscimento delle lingue segnate, il dato per esprimere la diversità non come un deficit sensoriale, quanto piuttosto come un valore identitario. 
Riconoscere una lingua è ufficializzare un patrimonio di conoscenze e abitudini che la comunità sorda vive in maniera sempre più cosciente e, questo, a partire dagli sviluppi della ricerca scientifica e tecnologica.
Così mentre gli udenti al contatto con la società globalizzata, scelgono la colonizzazione linguistica da parte dell’inglese e l’italiano acquisisce sempre più parole “importate” i sordi viaggiano in direzione opposta e contraria.
Ora che hanno la possibilità di vedersi con i nuovi strumenti tecnologici, si riconoscono anche in questa lotta comune verso la parificazione dei diritti. Va da sé che, al pari di ogni trasformazione socio-linguistica e antropologica, l’interprete di oggi è chiamato a presentire i segnali del cambiamento, a parteciparne con la distanza che si chiede ad un mediatore culturale, la stessa figura ponte tra due culture in continuo cambiamento. Interpretare oggi non è solo facilitare il rapporto con la cultura di maggioranza ma riportare a quest’ultima il valore insito in una storia fatta di rinunce e soprusi, spazi di conquista e non riconoscimenti, accenni di consapevolezze e sofferenze.
Oggi il sordo sa di chiamare un professionista nelle necessità in cui la legge prevede la sua presenza per un naturale desiderio di miglioramento della propria condizione. Così da una figura “facilitatore”delle relazioni con la società si è passato ad un ruolo che richiede sempre più competenze, in primis, sul piano conoscitivo: il sordo oggi chiede l’Interprete Scolastico, come è giusto che sia.
Cosicchè il ruolo dell’interprete piuttosto che dell’Assistente alla Comunicazione Lis si pone come ruolo di confine sulla base di tutte le oscillazioni che le dinamiche del riconoscimento funzionale della lingua porta con sé. Non solo, a cambiare intanto, è anche il modello organizzativo di tutta la società e del sistema di comunicazione imperante, così se da un lato si avanza verso i contenuti dell’accessibilità, dall’altra si indietreggia sulle garanzie reali affidate alle comunità delle persone sorde, in un divario che rischia di frazionarsi ulteriormente per le stesse logiche politiche che vogliono la divisione dell’Italia in regioni del Nord piuttosto che del Sud.
L’assenza di un’omogeneità sul piano nazionale delle risorse e dei risultati raggiunti porta la condizione del sordo a continuo “Emigrante in Patria due volte”.
Da bambino per necessità, con tutte le conseguenze che possono scaturire sul piano psicologico da un meccanismo di allontanamento forzato dai propri affetti e, da adulto ancora, perché le Regioni che vantano punte di eccellenza nell’avanzamento dei servizi non sempre sono corrispondenti alle proprie radici affettive o culturali.
A differenza però della lingua italiana che trova nel proprio dialetto le forme autentiche della radicalizzazione di un’identità, perché lingua familiare, la Lis della comunità sorda italiana ha nel valore di questo viaggio sistemico per i vari Istituti la bellezza di creare un’identità tra compagni di scuola che sconfina e va al di là della città di provenienza.
E allora è bello sapere che la bussola con cui si orientano i sordi, sono le lingue vissute, è con esse che si rapportano, pur non avendo la possibilità di ritrovarsi un giorno di nuovo vicini, restano compagni di viaggio, come se il patrimonio di conoscenze li accomunasse per sempre. Quel patrimonio di conoscenze acquisito lontano dalle famiglie, negli Istituti Specializzati, che fa identificarli con i Padri Fondatori degli Istituti ed educatori, primo fra tutti, Antonio Magarotto, educatore e fondatore dell’Ente Nazionale Sordi e Rettore dell’Istituto Statale d’Istruzione Specializzata per Sordi di Padova, in cui, al di là della propria età, dell’anno in cui si è frequentato l’Istituto, una parte della comunità sorda si riconosce nello stesso rapporto in cui gli italiani oltre che i costituzionalisti, si riconoscono nei Padri della costituzione Italiana.
Questo popolo e questa linguacultura, è fatto di italiani, ignorati e non ignoranti, che vivono  in uno Stato, quello italiano, cui appartengono di diritto: uno “Stato Smemorato”, che dimenticando l’Art 6 della Costituzione non riconosce la Lis come Lingua dei Segni Italiana  ma li considera “ugualmente” cittadini italiani.

Pubblicando questo articolo in blog viene censurato automaticamente il capoverso cui si accenna al Congresso Internazionale per il miglioramento della sorte dei Sordomuti, sia al secondo capoverso, che in nota bibliografica, ne ignoro le ragioni. Il Congresso si tenne a Milano dal 6 all'11 Settembre 1880 e rappresentò una svolta nella storia educativa dei sordi, a seguito dell'approvazione della risoluzione con cui si bandiva la lingua dei segni adducendo come motivazione "la superiorità della parola sul gesto" e determinando di fatto l'affermazione del metodo educativo basato sull'oralismo puro.



* Nota Il Congresso Internazionale per il miglioramento della sorte dei Sordomuti, rappresenta una svolta nella storia dell'educazione dei sordi. Fu approvata una risoluzione che esaltava la lingua orale e che bandiva la lingua dei segni.

Nadia Lisanti

Antonio Vassallo fotografo testimone della strage di Capaci: “Ero con un sordo ed abbiamo sentito la stessa paura”

Antonio Vassallo fotografo testimone della strage di Capaci: “Ero con un sordo ed abbiamo sentito la stessa paura”


Capaci, un comune in provincia di Palermo, poco più di undicimila abitanti deve il suo nome all’evocazione del concetto, ca’paci, sta per luogo di pace, e non è solo un’assonanza volutamente imposta dalla musicalità della lingua, anche dalla storia che racconta.

Un segnale sulla cartellonistica autostradale, la scritta Palermo in direzione diritta e Capaci in una svolta a destra, un’immagine fotografata nella mente di milioni di persone riconducibile al giorno della tragedia, il 23 maggio 1992 quando sull’Autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, la mafia uccise il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie magistrato Francesca Morvillo e tre agenti di scorta giovanissimi Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

Un luogo su cui è piovuto un silenzio allarmante e disarmante per tanti giorni, anni, mesi e infine attimi.

Sì attimi, quelli di un flash, quelli degli scatti, quelli di un silenzio rubato, un silenzio sospeso, un silenzio più eloquente di mille altri pensieri, lo stesso silenzio che è voce muta perché è un silenzio difficile da interpretare.

Eppure a leggere Capaci a primo colpo, viene da pensare a uomini capaci, e siamo uomini in tanti modi, siamo capaci di uccidere, e siamo capaci di salvare, di ricordare o di dimenticare. Siamo uomini nella stessa frazione di secondi in cui si punta una macchina fotografica che con uno scatto immortala un silenzio, e uomini, che con tonnellate di tritolo, facciamo un boato per decretare il silenzio assoluto di cinque vite, e siamo lì sulla stessa strada, in quel tratto in cui avviene un intreccio di bagagli, di memorie, di vissuti, di gioventù e saggezza, di giustizia e libertà, di verità e sgomento, di coraggio o paura. 
Uomini che rivendicano il luogo di una strage: e così per “buona pace” dell’Isola delle Femmine, comune adiacente in cui realmente la strage avvenne, siamo abituati a collegare Capaci al silenzio fragoroso della morte: la morte di uomini capaci.

Forse questa interpretazione ci restituisce anche il senso di una memoria  scomoda a tanti, evidente come la verità, quel giorno sono morti uomini capaci che anche la pace di Dio ha accolto in sé per chi crede, che anche la rabbia più dolce può forse lenire, in virtù di una coincidenza folle, o segreta, forse codice di una verità assoluta, perché evidente.
A scrivere la “Luce” delle persone morte, perché fotografare è scrivere la luce, ci ha pensato quel giorno “un segno”, un cartello autostradale, verde come la speranza: è un caso, un destino, non lo so, mi piace pensare che passare sotto le due parole Palermo Capaci su quell’autostrada rappresenti un codice espressivo: a Palermo ci sono uomini capaci di sensibilità, uomini testimonianze, uomini veri.

E così m’imbatto in questa storia, gravida di silenzi e di emozioni: Antonio Vassallo e Michelangelo Di Liberto. Il primo è udente il secondo è sordo.

Si trovano alle 17:58, ora della strage di Capaci, insieme a condividere un passaggio di mani, quel breve viaggio di un secondo che compie il foglio 50X70, un ritratto dalle mani di uno nelle mani dell’altro. Sì perché Michelangelo è un mimo, mago e bravo caricaturista e quel giorno è proprio lì, a casa di Antonio Vassallo, professione fotografo, a consegnargli una visione interpretata della sua persona.
Solo il tempo di realizzare che nel quadro Antonio è stato ritratto come una persona con sei braccia, l’insieme di tutte le attività che svolgeva, a ventiquattro anni appena, e che nello sguardo di Michelangelo si traducevano in estensioni di volontà. solo questo tempo e…Bum! Il boato.


A quel punto i ruoli si invertono, le orecchie di Antonio diventano gli occhi di Michelangelo che del rumore avverte la vibrazione e, impaurito lo sguardo, si colma di interrogativi. Antonio non ha tempo per rassicurare, ammicca la verità con i gesti che seguono, una pacca sulle spalle, ringrazia e posa il disegno, prende la macchina fotografica e corre in direzione del cementificio da dove proviene il boato…Percorre il tratto immergendosi in un nuovo silenzio arriva sull’A29, su quel che resta di una strada riconducibile al concetto di percorribilità e si imbatte in un altro silenzio. – Anche la macchina fotografica diventa silenziosa…Guardo il dondolìo del volto di Giovanni Falcone, lo interpreto a modo mio come se dicesse “figghi e buttana ce l’avete fatta” e mi ritrovo puntata una mitragliatrice e scappò di nuovo, vinco la morte.

Angelo Corbo, l’agente di scorta di Falcone sceso dall’auto, mi vede andargli incontro con questa cosa nera che era la macchina fotografica e uomo verso uomo, ragazzi entrambi, siamo coetanei, ventiquattro anni nell’equivoco sottile di un gesto di non ritorno.
Non ricordo cosa urla, scappo e basta. 
Eppure quel giorno, in quello spazio di centimetri, lui non preme il grilletto e io non muoio, nasce un’amicizia silenziosa. Lo ritrovo dopo diciassette anni, ad un incontro sulla Memoria a Palermo i ragazzi della scorta di Falcone, i quattro sopravvissuti, di cui nessuno parla…

Mi avvicino, questa volta non impaurito e chiedo chi di loro quel giorno mi ha puntato la mitragliatrice e Angelo mi dice sono io, chiama subito la moglie e la figlia e mi presenta come la persona di cui ha parlato in tutti quegli anni, senza sapere chi fossi, perché fossi lì, e realizza di aver salvato un innocente e di aver salvato se stesso, perché il confine è molto labile…Siamo l’uno lo specchio dell’altro. Io sono vivo e lui non è un assassino, ma bastava un movimento diverso, premere il grilletto e non sarei qui a parlare.-

Antonio Vassallo irrompe così nel suo restituirmi testimonianza, la stessa per anni negata sia ai sordi, che agli udenti in questo caso. Dopo lo spavento Antonio torna a fotografare ma di quelle foto non può che raccontare…- Un silenzio rubato, è quello che mi è accaduto, mi si avvicinano per prendermi la macchina fotografica, sono uomini in borghese, cerco di difenderla perché fotografo registrato alla Questura, allora era così, non ci è stato nulla da fare…Così vado di nuovo a studio e ritorno, faccio altri scatti, e poi attendo.

Sì perché per me la cosa più naturale da pensare è che mi fossero state tolte perché d’aiuto alle indagini, in realtà le foto a Caltanissetta non arrivano lo stesso, mi si diceva che erano state dimenticate nella divisa di un agente e così…Passano anni di silenzio. Anni in cui io da ragazzo mi faccio uomo, metto su famiglia, continuo la mia attività di ambientalista, di impegno civile, di accoglienza, di volontariato internazionale, di politica,  racconto questa storia, e pare non interessi a nessuno.

Ascoltare per gli adulti non è sentire la verità, ecco perché oggi mi rivolgo ai bambini: dico neanche in un cartone animato succede quello che mi è successo nella realtà?!
Sono testimone ma loro sono sordi.
Eppure Michelangelo mi seguiva, ovunque, era affascinato da quello che vedeva e riuscivamo a comunicare con gli occhi tutti i nostri silenzi -.
E a questo punto mi viene naturale chiedere ad Antonio cosa sia il silenzio oggi, se mai fosse possibile averne una sola definizione, ora che nella sua vita si sono accumulati silenzi e silenzi, alcuni ancora tutti da decifrare, come tiene a ricordare a proposito dei quattro agenti della scorta sopravvissuti di cui nessuno parla: - Il silenzio, a volte, è anche una necessità. –
Di questa necessità, leggendo tra le righe, oggi mi sento arricchita…Grazie Antonio Vassallo.

Nadia Lisanti


 25 Marzo 2016 su loralegale.eu




Capaci morirono il 23 Maggio del 1992 sull'Autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci (ma in territorio di Isola delle Femmine, un comune adiacente), una carica di tritolo posta in un tunnel che passa sotto l'asfalto fu fatta esplodere dalla mafia  uccise il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.